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Louise Prestige Magazine - 18 gennaio 2025

Il Comité Colbert e l’evoluzione del concetto di lusso contemporaneo

Il lusso contemporaneo, nato da una visione unificante di attività storicamente separate, è stato promosso nel 1954 con la creazione del Comité Colbert, un consorzio volto a valorizzare il savoir-faire francese. Originariamente distinti, settori come la moda, la pelletteria, la gastronomia e l’enologia hanno trovato un terreno comune nei valori dell’autenticità, dell’eccellenza e della creatività. Il lusso, infatti, supera le convenzionali classificazioni produttive, connettendo mondi differenti in una sintesi che abbraccia tradizione e innovazione. Oggi, questo modello è un riferimento consolidato che celebra la diversità come risorsa e l’espansione internazionale come opportunità.

Il concetto di lusso, nella sua accezione contemporanea, è il risultato di un’evoluzione relativamente recente e, come tale, merita una riflessione approfondita. È importante rilevare che, per lungo tempo, le attività che oggi associamo al variegato e fiorente settore del lusso erano considerate entità separate, organizzate in compartimenti distinti. Settori come il prêt-à-porter, la pelletteria, i profumi e i cosmetici, per citarne alcuni, operavano autonomamente all’interno di federazioni specializzate. Una simile frammentazione rifletteva una visione segmentata di attività apparentemente prive di un filo conduttore comune.

Le differenze tra produzione industriale e artigianalità nel lusso

A uno sguardo superficiale, potrebbe sembrare che non vi siano connessioni significative tra, ad esempio, la produzione e la vendita di una bottiglia di champagne e la realizzazione di un abito di alta moda femminile. Lo champagne, prodotto attraverso un processo industriale altamente automatizzato, che fa largo uso di tecnologie all’avanguardia, è reperibile in una varietà di canali distributivi che spaziano dalle enoteche ai supermercati. Al contrario, un capo di haute couture viene confezionato artigianalmente, in quantità estremamente limitate, e trova collocazione esclusivamente in boutique di lusso dislocate nei principali centri del mondo. Questa apparente distanza produttiva e distributiva rendeva improbabile, almeno in apparenza, l’idea di accomunare tali realtà sotto un unico ombrello concettuale.

L’intuizione francese e la nascita del Comité Colbert

La capacità di cogliere legami laddove altri vedevano divisioni è stata una delle intuizioni distintive della cultura francese. I francesi, pionieri nella definizione del lusso moderno, compresero che elementi condivisi come la qualità senza compromessi, l’attenzione al dettaglio, la capacità di evocare un’esperienza straordinaria e il prestigio di marca erano i veri fattori unificanti. Questa consapevolezza culminò, nel 1954, nella fondazione del Comité Colbert, un’associazione nata con l’ambizioso obiettivo di promuovere una visione coesa del lusso alla francese.

Il Comité Colbert rappresenta un consorzio che incarna i valori fondanti del lusso, articolati in principi come l’autenticità del savoir-faire, la ricerca dell’eccellenza, il design innovativo, la creatività e l’adesione a un’etica professionale rigorosa. Questo prestigioso organismo non si limita a celebrare l’arte di vivere, ma si impegna a perpetuarla e arricchirla, valorizzando la diversità come una risorsa strategica. La sua visione si estende oltre i confini nazionali, promuovendo l’espansione globale come veicolo per amplificare l’influenza del lusso francese.

Una rete di settori apparentemente distanti

Quello che rende particolarmente interessante il Comité Colbert è la sua capacità di riunire sotto un’unica bandiera settori apparentemente disparati. La sua composizione abbraccia marchi che operano in campi molto diversi: dall’automobile ai cristalli, dalla decorazione d’interni alla ceramica e porcellana, passando per i profumi, i cosmetici, la gastronomia, l’alta moda, la pelletteria, l’editoria e persino la produzione di vini e liquori. A questi si aggiungono attività che coinvolgono materiali di pregio, come oro, argento e bronzo, utilizzati non solo nella gioielleria, ma anche nella realizzazione di orologi di lusso.

Un aspetto degno di nota è come il concetto di lusso abbia saputo andare oltre le tradizionali classificazioni settoriali, creando sinergie tra mondi che, a prima vista, sembrano incompatibili. Per esempio, mentre tra i membri del Comité Colbert figurano aziende di automobili di lusso, ospitalità e gastronomia, è curioso notare l’assenza di compagnie aeree (eccezion fatta per Air France come membro associato) o di operatori specializzati nel turismo culturale. Questa peculiarità evidenzia come il lusso, pur affondando le sue radici in contesti specifici, riesca a reinventarsi continuamente, superando confini e categorie predefinite.

Il lusso come sintesi di tradizione e innovazione

Con il passare del tempo, l’idea che settori così diversi possano convergere intorno a una visione unitaria del lusso è divenuta una realtà consolidata, come dimostrato anche dall’ampia gamma di esempi citati. L’elenco delle attività rappresentate è particolarmente affascinante, poiché combina non solo categorie operative (come la moda e la gastronomia, che includono sotto-settori quali le calzature o la produzione di cioccolato e dolci di alta qualità), ma anche risorse e materiali, simbolo di eccellenza e versatilità.

In ultima analisi, il concetto di lusso si rivela non solo un ambito economico di grande rilevanza, ma anche un fenomeno culturale capace di conglomerare tradizione e innovazione, artigianalità e tecnologia, esclusività e universalità. La sua capacità di oltrepassare le barriere delle convenzionali categorie produttive e di stabilire connessioni inedite rappresenta la chiave del suo successo e della sua continua evoluzione.

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